Carissimi amici, sono arrivato a novembre in Italia con un programma
intenso e non nascondo le paure e le incertezze che mi portavo dentro
nell’attesa di affrontare incontri pubblici ed eventi di un certo
rilievo dove dovevo raccontare qualcosa del mio quotidiano che non
fosse banale. Quando si parte così, è importante ripescare le
motivazioni più solide e profonde in cui si crede, ricavare dall’essere
più che dall’avere, portare quello che vale, contrapposto a quello che
è passeggero ed effimero. La paura si è persa camminando, incontrando,
confrontandomi, aprendomi a tutti, sorretto da una carica che diventa
‘dovere di osare e chiedere’ quando è necessario per gli altri, per
coloro che aiuteremo in questo nuovo anno.
Oggi voglio partecipare tutti gli amici del percorso fatto rivisitando
le tappe del mio soggiorno in Italia per rinnovare le emozioni sentite
e la gioia di averli incontrati.
A Torino ho potuto rivedere Ettore Mo. Viaggiando insieme ad Arona
abbiamo ricordato la sua visita ad Anzaldo da lui raccontata con grande
partecipazione e maestria nell’articolo pubblicato sul Corriere della
sera. Una persona semplice e colta e profondo conoscitore del mondo. La
serata organizzata per la conferenza ha toccato la pura poesia quando
Ettore Mo ha narrato il suo viaggio sulle alture della Bolivia per
accompagnare Marco dall’ospedale di Anzaldo nel nord di Potosì. La
narrazione della nostra attività con i campesinos è stata colorata
dall’entusiasmo con cui il dott. Cono ha trasmesso le emozioni vissute
insieme. Nell’incontro con gli amici a Verdello ho potuto parlare con
l’aiuto di un video per ripetere che in un anno ci sono stati risultati
che non vogliamo misurare coi numeri delle persone curate, ma con i
nomi di coloro che abbiamo conosciuto e aiutato gratuitamente.
Quest’anno la sorpresa è stato il viaggio in una città molto lontana da
Bergamo, l’Aquila, dove sono andato in compagnia di mia figlia Silvia e
della nostra amica Paola accettando l’invito del dott. Cono. Nel
viaggio in treno l’entusiasmo era tanto grande che siamo riusciti a
contagiare un vescovo candidato a cardinale; Paola era carica del
miglior entusiasmo giovanile della studentessa in medicina, tornata da
un viaggio in Bolivia, che rivolge tutta la sia attenta passione per il
mondo dei poveri. Ci siamo trovati così nella città di Celestino V e
precisamente nella sala Celestiniana, nel centro medievale della cittá,
dove è stata organizzata la nostra conferenza. La serata è stata
animata da intermezzi musicali. Il maestro Sebastiani è stato
all’altezza delle attese. Cono ci ha sorpresi facendo coincidere
l’invito con il giorno del suo 33mo compleanno. Tanti gli amici venuti
ad ascoltare l’esperienza fatta da Cono al mio fianco per più di sei
mesi in quel mondo la cui diversità è fatta di apertura, coraggio e
dono. Fantastico il coinvolgimento che da subito si è sentito nella
sala gremita dai giovani laureandi. Un centinaio i presenti, molti
futuri medici per i quali la partecipazione alla conferenza valeva
anche per i crediti necessari alla laurea. E’ stato veramente bello il
clima creatosi; un giovane medico avvicinandomi al termine mi disse: -
Anch’io mi sento animato dalle sue stesse buone intenzioni, il
difficile per me è passare dall’ideale alla pratica -. La sera dopo
siamo arrivati nell’incanto della collina di Recanati, la terra di
Leopardi. Prima dell’incontro, per farci sognare meglio, il dott.
Roberto, ex sindaco della simpatica cittadina, ci ha fatto visitare la
piazzetta de “Il sabato del villaggio” dove il poeta si è ispirato per
scrivere “A Silvia”. Pochi giorni dopo il nostro arrivo erano state
convocate alcune parrocchie, le Acli e un gruppo del mondo solidale,
tutte persone impegnate nei problemi del sud del mondo.
Sembra che anche qui siamo riusciti a dire, ancora in coppia con Cono,
che voler bene alle persone, fare il quotidiano dovere ogni giorno, pur
se con fatica, ti ritorna come nuovo vigore, lasciandoti carico di
energie da trasmettere. Continuamente ci è giunta la conferma di essere
stati capaci
di stimolo e interesse, con una platea attenta e interattiva che voleva
conoscere a fondo e meglio quanto avevamo da dire. Anche una radio
locale ci ha messo in onda con una intervista di una ventina di minuti.
Vi ricordate i novelli sposi Marcello e Cinzia? Bene! Siamo andati a
trovarli a Cesena. Qui con un gruppo di amici abbiamo raccontato il
loro matrimonio del 6 giugno u.s. in Anzaldo e abbiamo rimesso al dito
le fedi che erano state smarrite, rinnovando l’impegno di amicizia
forte che non cede alle stagioni che, stranamente, mi hanno portato a
rivedere la Romagna dal finestrino del treno sotto la neve.
La stessa sera al ritorno da Cesena a Bergamo, nella sala conferenze
del teatro Donizetti , abbiamo incontrato il sindaco e la numerosa
comunità boliviana presente a Bergamo. Nella platea c’erano volti di
amici conosciuti e nuovi. Elena, la giornalista de L’eco di Bergamo,
era a mio fianco per pormi le domande di rito. La conclusione della
serata ,come ogni festa che si rispetti,è stata dipinta dai colori del
folklore boliviano dei balli che conosco ma che, visti nella mia terra
natale, non han mancato di suscitare un certo effetto. E la vendita dei
libri ha avuto una buona riuscita .
Altro appuntamento importante è stato quello del 2 dicembre al castello
di Curno, per una cena di beneficenza. L’organizzatore, Paolo D’Adda,
ha sponsorizzato il libro e ha dimostrato di credere alla Fondazione.
Eugenia Marini ha elevato i cuori con brani scelti alla fisarmonica. E
dopo l’introduzione del console boliviano, hanno parlato industriali e
piccoli imprenditori, semplici e importanti nel mondo della finanza.
L’emozione però è stata quella di aver potuto lasciare il messaggio che
qualcosa di bello si sta costruendo, che non bisogna aver paura di
parlare di sogni come oggi è per me la Fondazione. Un sogno questo che
piano piano acquista concretezza e alimenta il coraggio di credere che
il “bello” che oggi assaporo come frutto maturo, possa continuare.
Gli eventi pubblici si sono trasferiti, nelle prime settimane di
dicembre, a Sarnico, dove ho ritrovato don Sergio Gamberoni rientrato
dalla Bolivia dopo due anni di lontananza dai suoi giovani. Ero al suo
fianco mentre attraversava la platea del teatro verso il palco centrale
dove mi ha presentato come suo amico. E’ stato un applauso emozionante,
sentito come quando si scollina tra due ali di folla, vincendo una
montagna guadagnata col sudore delle pedalate come ricordo di aver
visto in Tv al giro d’Italia. L’emozione era certamente piena per don
Sergio, benvoluto come il sacerdote che si è fatto fagocitare dalla sua
gente tanto amata. Questa esplosione di entusiasmo ha creato
un’atmosfera magica che mi ha permesso di vincere ogni paura e di
parlare serenamente. La sala era gremita, circa 400 i presenti che sono
stati generosi anche nell’offerta destinata all’Ospedale. A conferma
che qualcosa di bello è successo quella sera, mi ha raggiunto
l’inattesa telefonata di un amico, perso di vista da oltre vent’anni.
Voleva dirmi che è stato colpito da quello che ancora diciamo e
facciamo, valori che per lui si sono un po’ arrugginiti e che causano
un intorpidimento delle proprie giornate. I giovani di Sarnico, venuti
quest’estate a trovarmi a Anzaldo, hanno fatto da detonatore parlando
del mondo che hanno avvicinato e conosciuto. il Dott. Nicola Rizzardi
mi ha presentato a una cena del Rotary di Romano di Lombardia. Ha
raccontato la sua esperienza commentando alcune foto che lui stesso
aveva fatto e che conserva tra i suoi ricordi più intensi. Tra i
professionisti uniti per anticipare il Natale, i sentimenti di bontà
non sono mancati, con promesse di buon auspicio e voglia di continuare.
Un’intervista a Tv Bergamo è servita per rinforzare in nostro lavoro,
una specie di semina pubblica dai frutti incerti, affrontata con
qualche difficoltà quando, come me, non si ha dimestichezza con i
riflettori degli studi.
Ha concluso gli incontri pubblici a Bergamo la conferenza organizzata
dai Lyons e animata dal coro Gospel Anghelion diretto dal dott. Antonio
Barcella. In questa interessante serata l’ing. Panini mi ha onorato del
premio della Bontà e così come è stato per me un onore l’incontro con
il pittore Trento Longaretti che ha offerto due sue opere da portare
con me in Anzaldo.
Ma i miei più caldi ricordi sono legati agli incontri personali con
quanti mi hanno invitato a cena o a pranzo, gente buona, volti cari e
conosciuti che ingigantiscono la forza e l’entusiasmo di continuare.
Paola ha voluto concludere la mia visita in Italia qualche giorno prima
della partenza con una cena popolare a Roncola di Treviolo. Erano in
molti a partecipare, è stato un saluto veramente entusiasmante. Ho nel
cuore dolcezza, bontà, doni di generosità che rafforzano l’animo.
In questi incontri occasionali ho conosciuto anche persone che soffrono
in silenzio malattie incurabili, disagi e preoccupazioni per il lavoro
in una crisi preoccupante che sembra stia facendo sul serio. Porto nel
cuore il loro silenzio , la loro lotta, la preghiera che innalzano ogni
momento al Signore che sa di ognuno di noi . Sentirmi in mezzo a molte
persone che credono in quello per cui si opera, che rimangono fedeli a
questo nostro progetto, che mi aiutano ad aiutare gli altri, mi
incoraggia oltre misura a proseguire deciso nel mio cammino. Quindi
devo dire a tutti, indistintamente senza esclusioni per nessuno, il mio
grande Grazie unito all’augurio di un Buon Anno diverso dai colori
superficiali e delle luci artificiali che illuminano la superficie
delle cose e impediscono di vederne la profondità.
Un abbraccio circolare che include anche i miei famigliari che a
ragione reclamano maggior tempo per loro, sperando che mi perdonino per
il tempo che tolgo loro per darlo agli altri. Con la famiglia ho
trascorso un Natale ricco di nuove prospettive di Bene. Un dolce
ricordo anche a mia mamma, che ha sopportato per un intero mese la mia
forzata incursione nel suo precario equilibrio, sorretta dall’energia
inflessibile di una grande Rachele . A tutti con grande affetto auguri
Dott. Pietro
Ciao a tutti,
come promesso alleghiamo il volantino in PDF fronte e retro del progetto "Prenditi cura di me" in modo che possiate stamparlo e diffonderlo !!!!
esterno.pdf (1.023,13 kb)
inerno.pdf (419,91 kb)
Prenditi cura di me è il progetto di raccolta di medicinali e materiale scolastico nato all'interno del gruppo InBolivia2004 del Patronato San Vincenzo di Bergamo a sostegno della Ciudad de los Ninos (città dei bambini) di Chochabamba in Bolivia. Fondata da Don Bepo e Padre Berta nel 1966da allora si prende cura di circa 150 bambini orfani o con gravi problemi familiari, garantendo affetto, sostentamento e istruzione fino al termine del ciclo di studi superiori.
prossimamente i dettagli del progetto!
Ciao a tutti!!!!
Come state? Qui in parrocchia la vendita dei calendari stà andando alla grande ed il gruppo missionario mi chiede quando qualcuno di noi può presentare in una serata la nostra esperienza in bolivia....spero di vedervi presto.
Mi spiace non essere molto presente agli incontri del martedì, ma un pensiero a cosa fare di concreto ed una preghiera ci sono sempre.
In occasione della presenza in Italia di Pietro ho riflettuto su cosa potessi io concretamente fare per dare una mano al suo progetto della fondazione e siccome passo il mio tempo libero in un ristorante come non organizzare una cena solidale?
Con grande entusiasmo i proprietari del locale dove lavoro hanno accettato la proposta ed ora io giro a voi la locandina che ho preparato con la speranza che possiate partecipare anche voi!
Vi abbraccio forte
Paola
serata 12 dic.doc (150,00 kb)
È COME DARE L'ASPIRINA
A UN MALATO TERMINALE
I soldi per la spesa finiscono a metà mese. L'autonomia della busta
paga scade, invece, alla fine della terza settimana per più di sei
milioni di famiglie. Sono i dati allarmanti di un sondaggio
Confesercenti-Swg.
La manovra finanziaria che dovrebbe rilanciare l'Italia, approvata in
dieci minuti dal Consiglio dei ministri, riserva pochi spiccioli a
famiglie e imprese. E soltanto per "una volta". «I soldi non si
buttano mai via», ha detto Bersani. «Ma ci sono modi meno disgustosi
di darli». Così, dopo solenni proclami, la montagna ha partorito un
topolino. Siamo all'obolo di Stato. «Misura debole», ha detto
Casini, «che vuole accontentare tutti, senza riuscirci». Demagogia,
più che l'inizio d'una politica familiare seria.
È un tampone: come dare l'aspirina a un malato terminale. Servirà a
poco, non farà ripartire i consumi, né ridurrà quella fascia di
famiglie che non arriva a metà mese. La borsa, quella vera, quella
colma di denaro, sarà a disposizione delle banche, che hanno bisogno
di soldi freschi per i loro affari. La difesa dei risparmiatori è
solo un alibi, perché oggi, in Italia, le famiglie non hanno più
nulla da risparmiare. E per vivere si indebitano. Per non parlare di
chi la spesa la fa tra gli avanzi del mercato o nei cassonetti.
L'elemosina di Stato non modifica d'una virgola la distribuzione del
reddito, non lo sostiene, non crea nuovi posti di lavoro. Le grandi
opere, finanziate con 16 milioni di euro, sono un libro dei sogni,
che nessuno ha aperto (gli esperti hanno pure bocciato il ponte di
Messina: troppo caro e pericoloso). La manovra è insufficiente, ci
voleva più coraggio, soprattutto a sostegno delle famiglie,
cenerentole d'Italia.
Tremonti ha inventato la social card, poteva chiamarla "tessera del
pane" (come Mussolini) o "carta della povertà": era lo stesso.
Almeno, era più sincero. Si tratta di poco più d'un euro al giorno a
famiglia. Impresa degna del "cesarismo" populista, che ha trasformato
i diritti in elemosine, come s'addice a sudditi più che a cittadini.
È un certificato di povertà, che «emana aria di depressione e
richiama la "tessera annonaria" dei tempi di guerra», come ha scritto
Gramellini su La Stampa. Si mette alla gogna chi la riceve: è
anonima, ma va esibita negli uffici o al supermercato. C'è da
vergognarsi, mentre non ha pudore chi si "abbuffa" di soldi pubblici:
i partiti italiani sono i più cari d'Europa.
E poi, non è detto che ci siano i soldi per finanziare la social
card. Nella lettera inviata a chi ne ha diritto (ma quanta burocrazia
per due soldi!), si legge: «Gentile signora/e… sarà ricaricata sulla
base dei finanziamenti via via disponibili». È l'ultima beffa. Per
ora ci sono, certi, 170 milioni di euro, ne servono 450. Tremonti
dice che userà i "conti dormienti" e le multe dell'Antitrust. Ma quei
soldi li aveva già promessi alle vittime del crack Parmalat e Cirio.
La social card è meno di quanto la gente ruba per fame nei
supermercati. Le quantità di pane, pasta, tonno che saltano le casse,
sono aumentate nell'ultimo anno del 16 per cento, per un valore pari
a 500 milioni di euro (dati Cia, Confederazione italiana
agricoltori). Gli spiccioli di Tremonti non ripagano neppure
il "furto per fame". Andranno a un milione e 300 mila famiglie. Ma
quelle che non mangiano un pasto normale tutti i giorni sono 7
milioni e mezzo (dati Istat). Chi ha 800 euro di pensione è escluso.
La parola magica è bonus, cioè "carità". Che è cosa buona, ma non
deve farla lo Stato.