Scrivere qualche riga sul mese in Bolivia? Pensieri, ricordi, emozioni, eccoli che si fanno largoper venire a galla contemporaneamente lasciandomi senza fiato. Credo che il modo migliore per iniziare sia fare un piccolo passo indietro, prima della partenza.
Mi hanno proposto questo viaggio verso la fine dell'inverno scorso e, forse con sorpresa più mia che di altri, ho risposto quasi subito di si, realizzando in seguito che non avrei trascorso il classico mese al mare in completo relax con la sola preoccupazione di mangiare carote per una bella abbronzatura!Sono seguiti gli incontri per la programmazione del mese. I miei compagni di viaggio hanno iniziato da lì a far parte della mia vita, in punta di piedi, senza forzature, aspettando che il tempo svolgesse il compito di farci conoscere davvero per quello che ognuno di noi era.Mi sarei trovata bene? Mi sarei sentita parte del gruppo? Erano alcuni dei timori che iniziavo a sentire intorno alla partenza, forse perché i mesi passavano e quel 24 luglio si faceva sempre più vicino. Preoccupazioni che si sono rivelate infondate, sono partita con persone che considerano il rispetto, l'ascolto, la semplicità, la dolce complicità ed una buona dose di comicità le basi per costruire amicizie; quelle che così sono nate e per le quali sono così grata a Chiara, Silvia, Paoletta,Patrizia, Diego, Luca, Federica, Chiara, Simone, Stefano, Diego, Giovanni, Giuseppe e a don Sandro.
Solo in questo istante capisco che è impossibile scindere un prima e dopo. Tutto ormai è influenzato dall'esperienza che si è vissuta e i pensieri che mi accompagnavano prima del viaggio ora sono visti con occhi diversi... il famoso "senno di poi".Dopo quasi due giorni tra sali e scendi da aerei, accampamenti di fortuna in aeroporti e continui spostamenti delle lancette dell'orologio siamo arrivati a Cochabamba, dove, nonostante la tarda ora c'erano Don Matteo e Luciano ad aspettarci a braccia aperte come se ci conoscessero da sempre e quello fosse un semplice ritrovo di vecchi amici. E' stato un calore che ci ha accompagnato per tutto il mese e che sentivamo nonostante i molti spostamenti, sapevamo che in Bolivia avevamo casa, la Ciudad dove è stato splendido ritornare, dopo ogni piccola o grande escursione. Prima di partire si era deciso che a gruppetti di due o tre avremmo vissuto più concretamente le realtà che operano in terra boliviana. Alcuni avrebbero condiviso il loro tempo con Danilo Gotti nella sua casa per ragazzi e adulti diversamente abili, un gruppetto è stato in parrocchia da padre Sergio, altri, sarebbero stati nel Chapare, chi alla Ciudad e chi in parrocchia da Padre Mauro. Federica, Luca ed io siamo stati ospiti del dott. Pietro Gamba. I cinque giorni passati ad Anzaldo sono stati, non sono ancora tutt'ora riuscita a capire come, lunghissimi ma allo stesso tempo passati in un soffio.Sembra un gioco di parole, ma sembrava che il tempo avesse perso una sua dimensione propria. Ero cosciente di essere lì da poche ore, ma sentivo il posto famigliare, le giornate erano così dense di sensazioni che sembrava, giunta la sera, di averne vissute molte in una. Pareva avessimo pranzato da mezz'ora ed ecco che Pietro chiamava per il rito del thè, due parole, il caramello sui cracker, il confronto, il condividere il tempo ed il proprio vissuto con chi per qualche giorno avrebbe percorso con me un pò di cammino. Poi via, nuovamente alle proprie attività. Per quanto mi riguardatornavo in ospedale dove mi aspettava la dolce compagnia di un piccolo paziente alla quale si è aggiunta anche quella degli altri che, anche se adulti, prendevano parte ai nostri giochi. Anche Federica si univa a noi dopo il suo lavoro, ammenso, per rimettere ordine in un piccolo tagliere.
Tutti i visi che abbiamo incrociato, anche se solo per qualche minuto, hanno contribuito a rendere straordinaria la nostra permanenza ad Anzaldo. Come non parlare del disarmante entusiasmo di Cono, della simpatia di Antoine, di Macchi, la straordinaria moglie di Pietro, la piccola Norma, i pazienti...Ognuno di loro ha lasciato in me, e credo di poter parlare anche per Federica e Luca, un ricordo indelebile.
Al ritorno da Anzaldo il mese è continuato con tutto il resto del gruppo, tra organizzare e riorganizzare i vari spostamenti cercando di sfruttare ogni minuto per riuscire a godersi ogni piccolo particolare al meglio. Siamo inoltre tornati, questa volta al completo, a far visita a chi ci aveva ospitato nei giorni di esperienza individuale. E' stato toccante vedere che anche gli altri provavanonel tornare, chi nel Chapare, chi da Danilo e chi da Padre Sergio, un senso di appartenenza; come se quel posto fosse un po’ anche loro ed ora con generosità lo si condivideva tutti insieme. Insomma, un mese in Bolivia...quante cose non hanno trovato spazio in queste poche righe, trenta giorni
sono più che sufficienti per innamorarsi di questa terra, trasformando il rientro a casa da un addio ad un arrivederci.