Testimonianza: La cordata

Inserito il 28 ottobre 2007 11.45 da editor

Ci è giunta dalla Bolivia questa stupenda riflessione di Riccardo Giavarini un volontario laico del MLAL (Movimento Laici America Latina) che da più di trent’anni è presente in Bolivia.

Riccardo sposato con una donna boliviana, cinque figli, si occupa di diversi progetti tra i quali il lavoro svolto nel carcere minorile di El Alto a La Paz.

Oltre ad essere un amico del Gruppo “In Bolivia 2004” è un attento osservatore della realtà boliviana e spesso ci regala queste sue profonde riflessioni.

Sono ormai trent’anni che sono fuori dal paese, dalla famiglia, dall’Italia. A volte mi faccio la domanda o mi fanno la domanda ma ti senti ancora Italiano o sei ormai Boliviano. Capirete che non é facile dare una risposta esaustiva e precisa perché in me si alternano ancora oggi situazioni, espressioni e senzazioni que entrano e salgono dalla mia identitá italiana e si mescolano con ingredienti, espereinze e identitá boliviane .

C’é un’altra domanda invece che mi sembra piú attinente a questo punto della vita in cui ho accumulato 52 anni. Qual’é il senso capitalizzato di tutto questo bagaglio di anni vissuti in un certo stile e scelte fatte.

Io sono arrivato da queste parti non per scappare da qualcosa che mi dava fastidio, nemmeno per fare soldi, nemmeno per avventura o provare nuove sensazioni, men que meno per trovare la morosa tanto é vero che allora volevo diventare prete. (Oggi sono sposato con Bertha, boliviana, e ho 5 figli) Sono venuto perché mi tormentava il fatto che molte persone erano costrette a viviere al confine della dignitá umana (Bolivia é il secondo paese piú povero dell’America Latina e dei Caraibi, subito dopo Haiti), senza il diritto di dire la loro opinione e di organizzare la loro convivenza (qui allora c’era la dittatura militare) senza possibilitá di accedere ai servizi basici (la maggioranza delle persone qui non aveva luce, l’acqua, le fognature, la scuola, l’ambulatorio, strade asfaltate …), in mano ai capricci di gruppi privilegiati abituati da oltre 500 anni a vivere sul sudore, sulla pazienza, sul dolore, sui nervi sempre tesi di miglioni di persone conquistate peró non soggiogate.

Qui ho imparato a apprezzare queste persone, questi popoli, ho capito l’importanza di andare dalla loro parte, di prendersi cura delle loro fatiche, di far silenzio e di ascoltare la loro voce fatta di sguardi píeni di messaggi, di gesti píeni di tenerezza, di riti píeni di fede. Sguardi, gesti, riti che l’occhio del turista distratto non percepisce, non legge, non sente.

Questo ti permette di capire che quando si parla di democrazia, di diritti, di giustizia, di comunitá e di comunione, di reciprocitá, solidarietá, inculturazione, di riconciliazione di tenerezza ,… non andiamo a scivolare nel concetto, nella definizione, nello spiegare, nel parlare di cose astratte, ma di immergerci nel cuotidiano, nella vita, nel tradurre in azioni concrete il tuo essere in relazione con l’altro e con la storia che vivi.

Capiamoci con esempi:

René sparito e massacrato dai militari nell’anno 80 perché credeva e urlava con la sua testimonianza la urgenza della convivenza basata sul rispetto dei diritti umani é l’esempio piú chiaro della parola democrazia. Porfirio Suni, una delle tante vittime di Sendero Luminoso in Perú, come il padre Dordi, sono la spiegazione piú chiara di quello che vuol dire solidarietá.

Quelle tantissime croci bianche che ci sono nei cimiteri qui alla periferia della cittá o nel campo sono l’esempio piú chiaro che questo sistema económico, sociale e politico é ammalato, que l’economia impostata e voluta dagli Stati Uniti o dal nord del mondo non funziona, é sbagliata, é evidenza chiara che abbandona per strada miglioni di esseri umani che hanno il diritto di vivere e vivere degnamente.

Quelle bambine e adolescenti che nei locali notturni della periferia della cittá vendono il loro corpo per meno di un dollaro a chi arriva con macchine con i vetrí scuri, con la cravatta, con la pancia gonfia di Cognac o Wiski, la sola bottiglia comprata a 50 dollari, sono quelle Maddalene che ricevono la tenerezza e il perdono a cambio della codardía dei “vecchi” che alla televisione parlano di morale e di diritti dei minori e nei tribunali sono i primi a condannarle e a estorsionarle. Benjamín condannato a 30 anni di carcere senza diritto a indulto oggi ne ha gia fatti 4 e ha 21 anni. Non ditemi cosa ha fatto non ver lo dico.

Quelle bambine e adolescenti che nei locali notturni della periferia della cittá vendono il loro corpo per meno di un dollaro a chi arriva con macchine con i vetrí scuri, con la cravatta, con la pancia gonfia di Cognac o Wiski, la sola bottiglia comprata a 50 dollari, sono quelle Maddalene che ricevono la tenerezza e il perdono a cambio della codardía dei “vecchi” che alla televisione parlano di morale e di diritti dei minori e nei tribunali sono i primi a condannarle e a estorsionarle.

Benjamín condannato a 30 anni di carcere senza diritto a indulto oggi ne ha gia fatti 4 e ha 21 anni.

Non ditemi cosa ha fatto non ver lo dico.

Jaime Paz Zamora diventato presidente della repubblica boliviana ha governato Bolivia per 4 anni. Il suo partito oggi non c’é piú, accusato di aver ricevuto palate di soldi dal narcotráffico oggi vive lussuosamente a Tarija al sud della Bolivia. Sui timidi intenti di accusa nei suoi confronti sono stati versati cammionate e rimorchi di sabbia. Come spiegare meglio di cosí ai bambini e ai genitori dei bambini nella catechesi della domenica la parabola del ricco Epulone

NN un operaio della cittá di El Alto si é suicidato lo scorso anno perché non poteva piú camminare, ne lavorare, ne abbracciare i suoi figli, dovuto a quella pallottola che gli si era inscrustata dietro l’occhio durante la sparatoria che la repressione dell’esercito ha fatto contro indifesi manifestanti scesi per strada in Ottobre del 2003 per esigere al governo che non svenda o regali le risorse idrocarburifere alle multinazionali straniere Gonzalo Sanchez de Lozada, allora presidente della Republica che aveva ordinato di sparare contro la popolazione, scappato negli Sati Uniti non con le valigie piene di panni, sporchi magari, perché non ha avuto il tempo di lavarli, ma di quintali di soldi rubati dalla Banca Centrale della Bolivia (ci sono i video che lo dimostrano) Questo aiuta bene a capire e spiegare il giudizio universale vero?

Potremmo andare avanti ancora con l’elenco, m aquello che importa in questo momento é dirci: Io, tu, noi, che investimento faccio in termini di tempo, pensiero, volontá, voglia, soldi, per stare dalla parte di chi oggi é sconfitto o meglio, apparentemente sconfitto, ma con una riserva di voglia di vivere che nemmeno ce la sognamo?.

Sicuramente ogn’uno di noi nelle varie tappe della vita, da quando ci mancavano i denti a quando li abbiamo persi tutti, ci sismo posti la domanda “… ma che senso ha alla fin fine tutto quello che faccio, vivo, sogno, progetto?” E un’altra domanda che confina con questa é quella che dice, “… da dove tiro fuori le forze e la voglia di andare avanti?

Queste domande affiorano nella nostra coscienza al mattino quando ci alziamo, quando siamo in crisi, quando un fatto stordice la nostra quiete o quando qualcuno é andato all’altra sponda.

Mi ricordo che i miei nonni, oltre ottantenni, coscienti di essere alla vigiglia della partenza, in circostanze dove si commentava problemi o difficoltá nel paese o nella vita personale di qualcuno, concludevano sempre con una espressione tipo… adá ..stom col Signur e fom del be a tocc… guarda … stiamo col Signore e facciamo del bene a tutti… questa era la loro saggia sentenza del riassunto di oltre ottant’ anni di vita intensa.

Per me la risposta del senso e delle forze é come una corda che cambia colore ma é sempre lastessa corda, che non solo mi sostiene, ma mi avvolge la vita e la tengo stretta con due giri di mano perché, assieme a chi é piú avanti e piú indietro, ci permette avvicinarci di piú alla vetta.

Questa corda per me si chiama: Dio, la solidarietá e l’utopia della vittoria.

E’ per questo che io lavoro in carcere con adolescenti e giovani, cerco di accompagnare le fatiche delle bambine e adolescenti che soffrono lo sfruttamento sessuale commerciale, lotto assieme ad altri in cordata contro la violenza intrafamigliare proponendo la cultura della pace, del trattarsi bene, del passare dalla parte di chi soffre e del farsi carico delle sue difficoltá e cerco di aprire le porte della mia famiglia perché possiamo dimostrare che andando avanti in cordata é possibile vincere l’indifferenza e la rassegnazione di chi dice che non c’é piú niente da fare.

Naturalmente questa corda non la vendono a metro nella bottega dello Sci Alpinistico Italiano, ne la trovi a buon prezzo al supermercato di Orio al Serio, non é nemmeno firmata da una grossa ditta straniera.

Sai, questa corda é fatta da fili sottilissimi che si intrecciano nel cuotidiano e nel mondo delle relazioni interpersonali, nel saper stare a piacere con gli altri, nel saper prendere gusto di dare piú che nel ricevere, nello stare continuamente e intelligentemente attenti a quello che succede accanto a noi, nel provocare un sorriso sincero a chi viaggia assieme a noi, nello spolverare continuamente i sogni di quando eravamo bambini o giovani, nel vedere la lacrima non come sconfitta ma come opportunitá.

Non so cosa dirai tu ma io ho trovato che questa é una corda di marca, non si sfilaccia, é molto malleabile e mi da molta sicurezza nelle ascese.

Ciao Riccardo

Settembre del 2007

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