Mi scrive un ragazzo “ma che mondo è ?” questa domanda è divenuto l’oggetto di una accesa, ma simpatica discussione tra amici. In sostanza ci si è come suddivisi in 2 schieramenti:
i catastrofistici: tutto va male,non ci sono più valori, non più ideali,i giovani non sono più quelli di una volta e via dicendo.
Gli eterni ottimisti:Il mondo ci dice che dobbiamo credere al futuro con ottimismo, perché il progresso, la civiltà, tutto volge verso il meglio.
Non sto a fare l’elenco delle cose che non vanno e che ci portano a dire che il mondo è proprio brutto. E non sto nemmeno a raccontare delle cose belle che ci fanno pensare ad una energia o speranza nuova per il futuro.
Prendo la questione da un altro punto di vista: lo chiamerei così: il punto di vista della profezia biblica, quella dei profeti per intenderci. Mi pare che la questione “ma che mondo è?” viene così interpretata dalla profezia biblica.
Intendiamoci bene: non risolta, ma interpretata, quasi il trovare una chiave di lettura che permetta in qualche modo di dare un senso, una direzione all’esistenza e alle vicende di questo mondo, di questa storia e di questo tempo.
Il punto di vista della profezia parte da un sano realismo: prendiamo coscienza che questo mondo,il mondo in cui viviamo è fatto in un certo modo e noi ci viviamo dentro, con tutte le sue contraddizioni e le sue bellezze e che anche noi viviamo di queste contraddizioni e bellezze.
Il punto di vista della profezia però va ben oltre: i profeti denunciano il male, i sistemi malati, le contraddizioni del mondo in nome della giustizia. Tale giustizia porta il nome di una fraternità universale che però sembra non realizzarsi mai in modo pieno.
Non è sufficiente denunciare. Il profeta infatti annuncia che è possibile dare un senso nuovo a questo mondo per certi versi ingiusto.
L’annuncio profetico dichiara che se lavoriamo da soli non andiamo molto lontano e viceversa se è un popolo che cammina insieme, una meta la si può raggiungere. Il profeta dichiara che non si salva la singola persona, ma un popolo e noi siamo umanità, popolo chiamata a salvarsi tutti insieme.
Ancora, l’annuncio dichiara che l’umanità, il popolo, è chiamato ad accogliere un Dio che è bambino che condivide la storia con gli uomini, senza nessun catastrofismo, ma senza nemmeno una speranza vuota.
L’Emmanuele, il Dio con noi, ci incoraggia a camminare; egli si regala a noi perché possiamo credere che vale la pena stare in questo mondo, vale la pena di denunciare le ingiustizie, vale la pena di annunciare e costruire la fraternità universale.
Proprio dentro questa prospettiva gli amici del gruppo inbolivia2004 sentono il desiderio di lasciarvi gli auguri di natale.
Auguri perché possiamo riscoprire l’antica forza della profezia.
Auguri perché riscopriamo in Gesù fatto carne, la possibilità che tutti gli uomini possano lavorare per costruire la fraternità universale .
Auguri perchè tutti possiamo condividere, compartecipare, la passione di stare nella storia degli uomini per poter rispondere a chi ci chiede “ma che mondo è?” è un mondo nel quale vale la pena di vivere.
Ed un grazie di cuore a tutti quelli che lavorano, si danno da fare per tutti e per tutto il mondo.
Vota questo post per primo
- Currently 0/5 Stars.
- 1
- 2
- 3
- 4
- 5